Lavoro minorile, cosa ne pensano gli italiani: l’indagine

Lavoro minorile: cosa ne pensano gli italiani? I dati ottenuti nel corso dell’indagine resa nota dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza Paidòss, confermano che una buona parte di italiani sembra accettare che in Italia, nel 2015, il lavoro minorile sia ancora una cruda realtà. Nel nostro paese, infatti, sono circa 260 mila i minori che lavorano (e che molto spesso non ricevono una paga), e questa situazione è tale al Nord così come al Sud.

Lavoro minorileNella maggior parte dei casi, come emerge dai dati ottenuti nel corso dell’indagine, i minori che lavorano non vengono pagati anche perché lo sfruttamento parte dalla famiglia: molte famiglie fanno lavorare i loro figli nelle loro aziende, con la giustificazione che in questo modo i giovani imparano presto il sapore dei sacrifici.

I dati allarmanti, noti già nel 2013 all’associazione Save The Children, dichiarano inoltre che una buona percentuale di italiani ignorano che il problema riguardi anche il nostro paese: per molti genitori italiani (circa il 55% quindi più della metà) è un problema dei Paesi sottosviluppati, mentre un’altra percentuale molto elevata ammette che, qualora ve ne sia bisogno, è giusto che i figli abbandonino gli studi per aiutare la famiglia.

Una situazione difficile, che però va contrastata: secondo gli esperti, togliere ai più piccoli le ore di riposo e di svago può creare dei seri problemi, aumentando il rischio di disagi psicologici e disturbi dell’umore che possono farsi strada soprattutto da adulti.

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